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Come espandere il tuo portfolio, senza far danni al tuo brand

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Se anche tu ti sei mai logorato con la domanda se fosse una buona idea o meno aggiungere un altro stile al tuo portfolio, questo articolo fa al caso tuo.

 

Il dubbio

Questa domanda se la sono posta tutti a un certo punto della loro carriera. Presto o tardi ti capiterà di pensare che magari non è una cattiva idea quella di aggiungere un nuovo stile al tuo portfolio. Sai di avere altri stili che fanno parte di te e che potrebbero anche avere  del mercato, quindi perché non proporre ai tuoi clienti entrambi gli stili? Raggiungeresti più persone e avresti più visibilità.

Questa idea però si scontra con il consiglio degli esperti che ti hanno preceduto, e che ti hanno sempre messo in guardia dal mettere più stili in un solo portfolio.

Non è facile combattere contro l’istinto di ogni creativo di poter esprimere tutto se stesso mostrando tutti gli stili che lo caratterizzano. Ma c’è sempre quel pensiero che ti ronza in testa degli esperti che continuano a ripeterti quanto sia una pessima idea. Avranno ragione loro?

Questo problema accomuna tutti i creativi, ma anche tutti i brand.

 

La soluzione di Al Ries

Se anche tu ti sei trovato di fronte a questo dubbio amletico, non disperare, perché ci viene in aiuto il grandissimo esperto di marketing Al Ries. Nel suo libro “le 22 leggi immutabili del brand”, Ries afferma, nella prima legge immutabile del brand, che il potere di un brand è inversamente proporzionale al suo scopo. Questa legge in altre parole sostiene che più un brand è specifico, più è potente.

La soluzione al tuo dilemma è quindi molto semplice. Se sei indeciso se aggiungere altri stili al tuo portfolio la risposta è una… NO! Non farlo!

La ragione risiede nella mente di tutti gli esseri umani. Mi spiego, come brand, il tuo obiettivo è quello di dominare una determinata parola nella mente delle persone. Ma le nostre menti sono programmate per ricordare un solo concetto legato ad un nome.  

 

Esempi di brand potenti

Per spiegarti meglio questo concetto di un brand una sola parola, ti faccio degli esempi. Quali sono i brand più potenti? Sono tutti quei brand che sono riusciti  ad associarsi ad una specifica parola. Jeep = fuoristrada; Jacuzzi = vasca a idromassaggio; Scotch = nastro adesivo; Frisbee = disco volante; e tanti altri. 

Ma pensiamo anche a delle persone fisiche che sono riuscite ad associarsi ad una parola specifica, come Michael Jordan (basketball), Greta Thunberg (ambiente), Pelè (calcio), Picasso (cubismo), Pollock (macchie), e così via.

Se tutti questi fossero usciti dalle loro aree di competenza per esplorare nuovi stili, non sarebbero diventati quello che sono.

Per non parlare poi di quei personaggi che sono così unici e innovativi da essere diventati loro stessi la parola di riferimento. Un esempio, Tim Burton, il suo stile è così particolare e unico che il suo nome è diventato riferimento stesso del suo stile. Quello che fa è la sua essenza, che è un po’ l’obiettivo ultimo di qualunque creativo, quello di avere uno stile che deriva dal tuo essere. Se Burton avesse deciso di utilizzare anche altri stili probabilmente non avrebbe avuto lo stesso successo.

 

Conclusioni

Questi erano esempi di geni che sono diventati maestri assoluti di uno specifico stile, ma per persone come noi? Non devi per forza diventare il Michelangelo del tuo campo. Quindi cosa puoi fare se senti di voler produrre qualcosa di diverso dal solito e per cui capisci che potrebbe anche avere un mercato?

La soluzione è una e una soltanto… Devi creare un altro brand. Perché se decidete di aggiungere cose che non c’entrano con il tuo brand state solo andando a indebolire la vostra unicità nel mercato. E se perdete quella cosa che vi rende unici perché un cliente dovrebbe scegliere voi?

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Dario Albini

Dario Albini

Sono un art director freelance. Mi occupo di comunicazione strategica e visual design da 20+ anni. Ho fondato The Freelancer's Island, il primo coworking per creativi d'Italia e Atabaliba Studio, premiato studio di visual e web design. Sono stato presidente dell'Associazione Illustratori Italiana. Insegno all'Istituto Europeo di Design (IED). Aiuto i freelance a conquistare il mondo. www.darioalbini.com

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